venerdì 24 aprile 2015

{Chutney dolce e piccante di tamarindo}


Prima o poi scriverò un libro intitolato "Fenomenologia del gusto dell'ignoto nell'appassionato di cucina".
Il trattato, dopo una breve disamina della figura del "foodie", come è in voga chiamarlo nelle riviste di settore, esaminerà l'incapacità innata in questa creatura di lasciare sullo scaffale del supermercato gli alimenti a lui/lei sconosciuti.

Egli/ella differisce dal foodie modaiolo, che sembra non poter fare a meno di un determinato cibo dettato dai trend alimentari, la cui frase tipica può suonare così: "oh, giusto cielo! L'internet ha decretato che devo assolutamente comprare le bacche di Goji/il tea matcha/la fava tonka!".

Questo tipo di foodie è invece attratto in maniera fatale da alimenti sconosciuti, che siano esotici o meno. Il suo habitat ideale è ovunque possa imbattersi in una scatoletta di latte in polvere, in una bustina di macis, in un pacchetto di farina di canapa sativa o di grano arso, in uno scaffale pieno di litchi, frutto della passione e tamarindo. La sua espressione tipica è "oh, perdindirindina! L'ho trovato!" seguita dall'acquisto impulsivo dell'alimento e dal completamento della frase: "E adesso come lo cucino?". 
 
Questa creatura trova conforto nel sapere di non essere un caso isolato in natura; gli basterà infatti interpellare i suoi simili per scoprire di non essere il primo (né l'ultimo) ad aver comprato un pacchetto di tamarindo senza sapere che poi farsene. Sembra inoltre che la successiva condivisione di ricette o idee per demistificare l'alimento mitologico rafforzi il legame tra gli individui appartenenti a questa categoria. 
 
 
Il tamarindo è un frutto dall'aspetto poco fotogenico. Ha una forma che ricorda i baccelli dei legumi, con una scorza marrone e legnosa all'esterno e una polpa cremosa e appiccicosa all'interno che contiene dei semi duri come sassolini. Nella cucina asiatica è molto comune ed utilizzato sia per insaporire i piatti salati che per i dolci.
 
Dopo aver spulciato un po' di ricette di cucina indiana ho deciso di preparare un chutney, cioè una salsina cremosa simile ad una marmellata speziata, per accompagnarlo ad un riso basmati e a della verdura. Ma potete anche gustarlo con del formaggio come se fosse una marmellata di peperoncini o del miele o, semplicemente, mangiarlo pucciandoci dentro del pane fresco.
 
{Chutney dolce e piccante di tamarindo}
 
200g di tamarindo fresco
300ml circa di acqua
1/2 cucchiaino di cumino in polvere
1/2 cucchiaino di zenzero in polvere
1/2 cucchiaino di peperoncino in polvere (o secondo il proprio gusto)
55g di zucchero di canna grezzo
1 cucchiaio di burro
sale q.b.
 
Eliminate la buccia del tamarindo e le fibre che ricoprono la polpa.
Mettete in una pentola, ricoprite di acqua e cuocete per 10 minuti coprendo la pentola con un coperchio. Controllate che non abbia assorbito tutta l'acqua, nel caso aggiungetene un po', spegnete e lasciate intiepidire.
Strizzate la polpa del tamarindo ed eliminate i semi e le fibre restanti se dovessero essere presenti.
A questo punto se desiderate una consistenza davvero cremosa potete passare la crema di tamarindo al setaccio o frullarla con un mixer ad immersione. Io ho preferito lasciarla così com'è perché da più l'impressione di una marmellata fatta in casa (e perché si risparmia tempo).
In una padella sciogliete il burro, aggiungete le spezie e fatele tostare per circa 1 minuto. Unite la polpa di tamarindo e lasciate restringere.
Aggiungete lo zucchero e cuocete per almeno 4-5 minuti girando con un cucchiaio di legno per evitare che si attacchi al fondo. Regolate di sale. Quando il chutney raggiunge la consistenza della marmellata è pronto. Lasciate raffreddare e servite.
 
 
 
 
 

2 commenti :

  1. io non l'ho mai usato ma ricordo quando ero piccola che mia mamma ne parlava,bene se riesco a trovarlo voglio provarlo mi hai convinta

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